Le cave di Cusa

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L'ingresso al sito archeologico delle Cave di Cusa

Chi visita i templi di Selinunte resta ammirato dalla magnificenza delle costruzioni , e viene spontaneo domandarsi da dove provengono gli enormi blocchi di pietra serviti per erigere tali edifici. I blocchi provengono da cave che gli antichi selinuntini chiamavano latomie. La più famose sono quelle che gli arabi chiamavano ramuxara e a noi note come Cave di Cusa ( dal nome del proprietario dei fondi in cui si trovano le cave in questione.).

Sono ubicate a circa tre chilometri dall'abitato di Campobello di Mazara. Attualmente recandosi sui luoghi si ha l'impressione che il cantiere sia ancora in efficienza e che i lavori sospesi nel 409 A.C. debbano riprendere da un momento all'altro.

La piana che ospita le Cave di Cusa

Alcuni dei luoghi dove avveniva l'estrazione

Di recente è stato istituito il Parco Archeologico delle Cave di Cusa. La vigilanza viene assicurata da personale distaccato dalla sovrintendenza alle antichità che gestisce il Parco di Selinunte.

Un angolo di tempo rimasto fermo per restituirci memoria di chi eravamo. Queste sono le Cave di Cusa, testimonianza dell'ardimento della tecnologia dell'uomo, ma anche dei suoi limiti terreni, di fronte al fato e alla necessità storica che cancella grandi civiltà per farne rinascere altre.

Enormi blocchi di pietra estratti delle Cave di Cusa

PER SAPERNE DI PIU'

Il modo più comodo per raggiungere le Cave di Cusa, distanti circa 11 Km dalla antica città selinuntina in direzione nord-ovest, é di recarvisi in automobile, percorrendo la strada provinciale da Campobello di Mazara verso Tre Fontane, dove a circa 1,5 Km dall'uscita del paese si diparte a destra una strada munita di segnaletica, che conduce alla zona delle Cave. Chi dispone di tempo sufficiente e non teme una marcia di due o tre ore, può raggiungere le Cave seguendo la strada che da Selinunte corre verso Ovest lungo la costa e che svolta poi a destra in direzione delle Cave stesse. Ciò facendo, segue probabilmente l'antico tracciato lungo il quale veniva trasportato via il materiale estratto. L'odierno nome delle Cave fa riferimento ad un ex proprietario dell'area interessata, il Barone Cusa, mentre nel XVI secolo, quando vennero riscoperte le Cave, esse erano conosciute sotto il nome arabo di RAMUXARA. Ma le Cave di Cusa non sono le sole, dalle quali i Selinuntini ricavano la pietra per la loro immensa attività edile. Ve ne sono nelle immediate vicinanze della città, ed altre più distanti, che desideriamo qui menzionare . Le prime, di dimensioni piuttosto modeste, si trovano negli immediati dintorni, sui pendii di Manuzza. Appena 4 Km più a nord seguono, presso il vecchio e disabitato podere Baglio Cusa, le "Cave di Barone", situate in un basso banco roccioso, con percorso est/ovest. Le più lontane dalla città sono quelle di Misilbesi presso Menfi, che a motivo dell'alta qualità della loro pietra non sono state sfruttate per il materiale edile corrente, bensì quasi esclusivamente per opere di scultura, come quelle che ornano i templi. 

Corrispondentemente alla formazione geologica della regione costiera di Selinunte, in tutte le cave si trova una roccia calcarenitica, che però, da cava a cava, si distingue nella qualità. Da questo particolare é possibile determinare in generale la provenienza della pietra impiegata negli edifici di Selinunte. Il materiale migliore proviene dalle Cava di Cusa. Si tratta di una calcarenite omogenea a grana media e di grande compattezza. Per tale peculiarità é stata volutamente utilizzata per le strutture portanti dei maggiori templi della città , i templi G, C ed F . Il materiale delle cave di Barone, invece si trova nei templi D, A ed anche nel tempio E, mentre nel santuario della Malophoros riscontriamo l'intero spettro della pietra presente nella zona tra l'Acropoli e le cave di Barone. Questa zona dovette servire anche come cava, sebbene qui non sia stato ancora possibile individuare tracce di estrazione.Per la costruzione dei grandi edifici della città sono state di importanza determinante solo le Cave di Cusa e quelle di Barone. Ma tra queste il primo posto spetta alle Cave di Cusa, non solo per la qualità, ma anche per la quantità della pietra estratta: 150.000 metri cubi  rispetto ai 54.000 metri cubi delle cave di Barone. Ma la loro importanza non si esaurisce qui. Infatti, che fossero molto apprezzate anche altrove lo si deduce dal fatto particolare che furono abbandonate quando il lavoro era ancora in pieno svolgimento, cosa accertabile in loco dai numerosi rocchi di colonne e da altri pezzi lasciati lì più o meno lavorati. 
L'interruzione deve essere stata improvvisa. In un visitatore non prevenuto, la vista delle cave desta l'impressione spontanea che i lavori siano stati abbandonati da un giorno all'altro, se non addirittura da un'ora all'altra. Quasi come in un'istantanea, sembra essere qui trattenuto l'attimo in cui gli operai abbandonano gli attrezzi per fuggire precipitosamente dalla cava. Così, ad esempio, in un punto era appena iniziata l'estrazione di un rocchio ed accanto ve ne era un'altro quasi finito, che doveva solo essere staccato dal fondo roccioso. Poco lontano, intanto, altri erano già pronti per il trasporto, oppure per qualcuno c'era da eliminare qualche danno subìto prima o durante l'estrazione. Alcuni pezzi invece avevano già percorso un tratto di strada, quando sono stati abbandonati lungo la via del trasporto. Anche senza conoscere la storia di Selinunte, a questo punto s'impone l'idea di un avvenimento improvviso, di un pericolo dall'esterno, che abbia causato il fermo dei lavori. Ma chi é un poco addentro nella storia della Città , sa che in proposito può essere preso in considerazione un solo avvenimento: la distruzione della città da parte di Annibale nel 409 A.C. Dal racconto di Diodoro ( XIII, LV,I ) si evince che gli abitanti di Selinunte non avevano fatto i conti con la possibilità di un simile assedio. Precipitosamente, quindi, almeno da quanto si può desumere dallo stato in cui si trovano le Cave, all'avvicinarsi dell'esercito nemico gli operai debbono averle abbandonate. Questa circostanza offre ai posteri l'occasione unica per conoscere una cava antica e con maggior precisione i cicli di lavorazione per il ricavo dei pezzi.
Il valore particolare delle Cave di Cusa consiste proprio in questo. E' anche importante poter dire, sulla base dell'utilizzo in diversi edifici di Selinunte  della pietra proveniente da questa zona di estrazione, quanto a lungo essa sia stata sfruttata. Si tratta di più di 150 anni: dalla prima metà del VI° secolo, in cui sull'Acropoli é stato eretto il tempio C, fino alla fine del V° secolo A.C., quando sono stati interrotti i lavori al tempio G, contemporaneamente a quelli di estrazione nelle Cave.Possiamo dire " contemporaneamente", in quanto i pezzi di imponenti misure, ricavati dalle Cave di Cusa, a causa delle loro dimensioni potevano essere destinati unicamente al tempio G. Poter stabilire che erano destinati ad un edificio da noi conosciuto, costituisce un altro dato essenziale per la valutazione delle Cave. Dopo la distruzione per mano dei Cartaginesi, Selinunte, che nel V° secolo era una delle città più ricche della Sicilia, economicamente non fu più in grado di portare a termine un obiettivo così grande e costoso, quale la costruzione del tempio G. Esso é rimasto incompiuto nei secoli, né venne ripreso il lavoro nelle Cave, fatta eccezione per la successiva rielaborazione di alcuni tamburi e di altri pezzi, appena iniziata e subito abbandonata. Tutto ciò ha conferito alle Cave di Cusa una posizione unica tra le cave antiche,  fino alla scoperta delle cave di marmo di Mileto, per cui ancora pochi anni fa la letteratura le indicava a ragione come " un complesso unico al mondo". Per proteggere l'area delle Cave di Cusa da arbitrarie distruzioni, già da qualche tempo é stato dato inizio alla trasformazione della zona in parco archeologico.

PROCEDIMENTI ESTRATTIVI

e testi

Cfr   A. Peschlow-Bindokat

Selinunte

CAVE DI CUSA

Grafiche Mazzotta Castelvetrano 1992

Tavola 1 Tavola 5
Tavola 2 Tavola 6
Tavola 3 Planimetria 1
Tavola 4 Planimetria 2
   
   

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